Dio
è
una parola
e di Dio
sappiamo
solamente
che esiste
il vocabolo
e le lettere
d – i – o
che
lo
compongono.
è
una parola
e di Dio
sappiamo
solamente
che esiste
il vocabolo
e le lettere
d – i – o
che
lo
compongono.
La mia mente riandò quasi immediatamente anche alla misteriosa scritta Reddis regis cellis arcis che si trova incisa su una delle due pietre sepolcrali della marchesa Marie de Negre d’Ables d’Hautpoul de Blanchefort e anche qui non mi ci volle tanta fatica a capire che in realtà il crittogramma, redatto in un latino evidentemente e volutamente sgrammaticato, alludeva chiaramente ad un Re, che a questo punto è secondario individuare in Dagoberto II o in Gesù per quello che ho visto di persona, che si trovava appunto in una tomba sotterranea.
Compresi anche che il nome del monte Cardou, sotto il quale si trova il sito del sepolcro di Cristo, era in realtà una contrazione di “Corps de Dieu”, il Corpo di Gesù nascosto sotto le sue fondamenta.
Ma riprendiamo la lettera del Conte Vissoux: “Non potendo quindi allocare la tomba di Cristo in quella di Maria Maddalena, decidemmo infine di trasportarla nelle tue dimore vicine, e come Vostra Signoria sa alla fine fu deciso di scavare un tunnel sotterraneo in partenza da un sito interrato del Castello e terminante in una cripta in cui, per Vostra insindacabile scelta, creammo un unico sepolcreto per i due illustri coniugi, provvedendo ad allinearvi anche quella del Re Dagoberto II, Padre di Sigisberto IV, che come Sua Altezza conosce era vissuto per qualche anno nel Nostro Beneamato Castello di Rennes a partire dall’anno 681, per sfuggire agli sgherri che avevano ucciso barbaramente lo sfortunato genitore”.
Non so perché, ma proprio in quel momento mi misi a piangere dirottamente come se mi avessero tolto la terra sotto i piedi. Improvvisamente la mia fede vacillò fino a schiantarsi contro una verità terrificante che, seppure avevo cercato fino alla morte, adesso mi appariva come qualcosa di talmente sconvolgente e scardinante che per diversi minuti divenni preda di una sorta di violento improvviso capogiro ed in effetti vidi girarmi attorno quel tempio come se mi trovassi in una giostra dell’orrore.
Scoperchiata dunque la pesante copertura del sepolcreto, scolpito e intarsiato di molti simboli sacri astrusi e di difficile spiegazione, vidi due scheletri ricoperti di vesti stranamente ancora ben tenuti e di moderna fattura, evidentemente ogni tanto qualcuno andava a sostituirli.
Ma quel che più colpì la mia immaginazione fu che uno di essi portava ad un dito un ancora ben lucido e massiccio anello anch’esso ricoperto di strani simboli poco comprensibili, alla quale vista mi chiesi perché mai la salma lì vicino era invece sprovvista di tale reperto. Aguzzai pertanto al massimo il mio ingegno e scoperchiando l’altra tomba, quella di Dagoberto II, vidi tramortito che l’identica copia dell’anello di Cristo era al dito del Re Merovingio, talchè fu giocoforza convincermi che l’anello era stato tramandato dalla Maddalena ai suoi discendenti fino a giungere a questo rampollo del lignaggio di Cristo. La cosa mi sconvolse talmente che quasi caddi dallo spavento.
«Carissimo il mio Riviere, ti ho fatto chiamare per avere i conforti religiosi prima di rendere la mia anima a Dio. Ormai mi restano poche ore di vita, per cui ti chiedo di ascoltare attentamente quanto ho da dirti, chiedendoti nel frattempo un piccolo favore, che tu conservi per te il segreto che fra poco ti rivelerò e prima di morire a tua volta lo trasferisci ad un nostro confratello affinchè non si perda per sempre il ricordo di quanto sono riuscito a sapere dopo tutti questi anni trascorsi a Rennes-le-Chateau. Mi rincresce di doverti dare un dispiacere, ma purtroppo la cosa che ho scoperto riguarda direttamente la figura di Cristo, che secondo la nostra religione rappresenta la seconda Persona della Santissima Trinità. Ebbene, non è così, Gesù era un uomo né più né meno di qualsiasi altro nostro umile simile. Ne ho le prove schiaccianti che ho intenzione di rivelarti. Dunque, andiamo al sodo.
A proposito di Sant’Antonio Eremita, grande Santo e uomo sommo come pochi ce ne sono mai stati sulla Terra, la leggenda vuole che un giorno, mentre digiunava tra le dune del deserto, fu letteralmente assalito da una torma di démoni che cominciarono a schiaffeggiarlo, a punzecchiarlo e a strattonarlo, finchè il Grand’Uomo non cadde faccia in giù sulla sabbia rovente. La caduta fu talmente rovinosa che il Santo svenne per una buona mezz’ora, nella quale gli spiriti assalitori, non potendo continuare nella loro opera di tentazione, scapparono inviperiti ripromettendosi però di ritornare non appena Antonio si fosse rimesso in salute.
Il Gennaio 1917 era cominciato sotto un freddo pungente come raramente si era verificato dalle parti di Rennes-le-Chateau ed il parroco Berenger Sauniere aveva giustamente sospeso alcuni lavori che aveva cominciato qualche mese prima. Si narra che avesse intenzione di costruire addirittura una sorta di Torre di circa 60 metri ispirandosi al modello biblico della Torre di Babele, un ben strana idea che a Rennes-le-Chateau era divenuta materia di scandalo e di pettegolezzi senza fine. Ed in effetti, a chi interessava una costruzione simile? A cosa sarebbe in realtà servita?
Stasera presenterò la prima parte di un racconto fantastico da me scritto che verte sui tanti misteri dell’abate Sauniere, parroco a Rennes-le-Chateau negli anni a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.