lunedì 27 aprile 2009

In morte del fratello di mia cognata

E’ morto,
se ne andato d’un colpo,
mentre lavorava la terra,
con l’arteria femorale tranciata
dai cingoli rimasti in moto.
La vita gli si è disciolta
nel sangue uscito copioso
dalla ferale ferita.

La moglie disperata,
la madre e i fratelli
non si danno pace,
sembra tutto un sogno,
ma è un fatto vero.

Mai più potranno abbracciarlo,
mai più potranno parlarci;
solo il ricordo potrà farlo rivivere
nella memoria dei cari.

I ragazzini affranti
e ignari della tragedia
osservano il padre morto
con gli occhi su di lui fissi;
non si rendono ancora conto
di quello che è accaduto.
Ma quando chiuderanno di sera la porta
e per mesi e anni
non rivedranno più l’amato padre,
di sicuro saranno presi dalla scoramento
e malediranno quel 26 di Aprile
e quella terra per la cui coltivazione
è deceduto lo sfortunato genitore.

In Chiesa il prete
quasi si è messo a piangere,
ha interrotto per lunghi secondi l’omelia;
anche a me sono uscite due lacrime,
lo conoscevo,
una persona integra e onesta,
un grande lavoratore,
attaccato alla famiglia
e tutto per la famiglia.

Gesù è venuto
per momenti come questi,
dice il prete,
per insegnarci
che questa vita è un passaggio,
in quanto ci attende
la vera vita,
quella eterna.
Bellissime parole,
che consolano l’animo
di chi lo ha amato e conosciuto,
ma a fine messa
nella Chiesa quasi tutti piangono,
non si spiegano una morte così improvvisa,
e allora tra me e me
mi faccio un esame di coscienza
e concludo in silenzio:

la vita è un sogno,
polvere,
nulla,
cenere al vento,
che dispare all’improvviso
quando meno te lo aspetti.

Saluti
Vipom

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