sabato 1 marzo 2008

Il Dio bianco e misterioso del Moby Dick di Herman Melville

mobydick3Ho letto molti anni fa il romanzo di Melville, ricordo solo di esserne rimasto abbastanza colpito, in quanto nella Balena Bianca, inseguita con enorme pervicacia e impegno dal capitano Achab, vi scorsi facilmente il simbolo di Dio per eccellenza, quel Dio misterioso che raramente si mostra nella sua vera qualità e caratteristica.

Siccome non posso andarmi a rileggere quel grandissimo romanzo, pilastro letterario-filosofico intramontabile (le cui reminiscenze comunque sono rimaste nella mia mente in maniera indelebile), riporto quanto ne dice in sommi capi l’enciclopedia-web Wikipedia:

"Moby Dick è un romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore americano Herman Melville. La trama del libro si può riassumere assai brevemente come il viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, a caccia di capodogli e balene, e in particolare della enorme balena bianca (in realtà un capodoglio) che dà il titolo al romanzo. Tuttavia in Moby Dick c'è molto di più: le scene di caccia alla balena sono intervallate dalle riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche del protagonista Ismaele, alter ego dello scrittore, rendendo il viaggio un'allegoria e al tempo stesso un epopea epica. Il Pequod e il suo equipaggio sono comandati dal capitano Achab, figura che a parte i primi capitoli, è quasi sempre presente nel corso dei tre lunghi anni di caccia alla balena. I personaggi sono per lo più membri dell'equipaggio, incluso il narratore Ismaele.



Il capitano Achab guida l'intero equipaggio attraverso la folle impresa di caccia del candido capodoglio-leviatano. Questo accanimento viene descritto da Melville come una monomania, lo definisce infatti: “Roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile”. Achab era assetato di vendetta nei confronti di quella candida balena, che, dopo aver sfondato tre lance, gli aveva tranciato di netto la gamba. Moby Dick viene descritta come un essere caratterizzato da profonda malvagità e premeditazione nel ridurre in briciole le lance. La sete di vendetta di Achab però, precisa Melville, non deriva tanto dalla mutilazione fisica subita quanto da un'avversione maturata precedentemente. Melville dice: “..venne allora che il corpo straziato e l’anima ferita sanguinarono l’uno nell’altra”. Dopo la mutilazione e il necessario ritorno a casa si sviluppò la monomania e “…Achab e l’angoscia giacquero coricati insieme nella stessa banda”.


AchabDopo questa piccola premessa, non c’è dubbio che siamo dinanzi ad un’opera capitale del pensiero umano, una trasposizione simbolica del vano tentativo dell’uomo di cercare di irretire e capire qualcosa di quel mistero grande quanto tutto l’universo, quel Dio ritengo impersonato dalla Balena Bianca.

E’ un’opera talmente grande e profonda al confronto della quale difficilmente possono reggere paragoni, se non forse con l’altrettanta opera capitale dello scrittore di Praga Franz Kafka, famoso scrittore de “Il Processo”, nel quale anche qui viene adombrata simbologicamente la figura sfuggente e mai tangibile del Capo dei Capi del cosiddetto “Tribunale Supremo”, dizione altamente affascinante ed evocativa con la quale lo scrittore boemo di origine ebraica ha voluto forse rappresentare anche lui il mistero del cosiddetto Deus absconditus.

moby_1C’è comunque una differenza che salta subito all’evidenza: mentre ne “Il Processo” le vicende vengono dipinte in maniera tale che del Tribunale Supremo e del suo Reggitore si hanno notizie solo vaghe e inquietanti ma mai vivide e presenti in modo esplicito, nel romanzo di Melville questa impostazione viene superata con la descrizione dettagliata di un essere, appunto il Dio-Moby Dick, che presenta delle caratteristiche e comportamenti assai precisi e dettagliati: la sua costante minaccia all’equipaggio della baleniera, quel suo apparire e scomparire quasi si prendesse gioco dei poveri marinai e infine quella sua finale malvagità che porta alla distruzione di tutto l’equipaggio e del suo capitano in particolare, quasi che Melville avesse voluto con tali scene evocare un’interpretazione di Dio alquanto negativa, di un Essere in sostanza al quale si deve credere ciecamente senza andare ad indagare chi egli sia in realtà, altrimenti c’è il rischio che egli si vendichi di questa ricerca mandando allo sfacelo chi si arroga tali velleità conoscitive, un Dio quindi negativo e pauroso al quale si deve credere per fede e mai con la ragione.

Tutto questo Achab lo sa perfettamente, ma non gli basta, egli vorrebbe andare al fondo della ricerca, trovare e uccidere addirittura l’artefice delle sue disgrazie, quasi lo ritenga colpevole di tutto il male possibile e immaginabile, una furia cieca che lo porta infine alla distruzione.

MobyDick2E’ quindi un romanzo molto pessimistico che dipinge l’essere Supremo Moby Dick in maniera assai spaventosa e terribile, come un essere che assolutamente non vuole essere cercato né tanto meno indagato, un Essere che ci chiede solamente di accettare la sua esistenza così come l’ha creata….ma Achab non può accettarlo….non lo accetterà mai, egli sogna di scoprire il velo sempiterno del mistero e a questo obiettivo dedica tutta la sua vita rimanendone però vittima.

Non c’è dubbio che a questo punto il significato dell’opera vada rintracciato in questa visione di un Essere Supremo assai spietato con coloro che cercano di carpirne i segreti, perché questi tali devono restare per tutti i secoli dei secoli.

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