E se nel nulla l’uomo per sempre sparisse,
se si disintegrasse totalmente nella morte
e il suo disfatto corpo un monumento diventasse
della più putrescente nullificazione
di tutte le vuote speranze nostre?
Più i miei simili guardo
e più del resto nell’idea mi rafforzo
che viviamo coi paraocchi.
Sconosciamo del tutto
l’abisso in cui navighiamo.
Come dei vitelli posti siamo ad ingrassare
in attesa della macellazione sicura della morte.
Non nascondo che nasce in me
una sincera compassione
per noi tutti poveri sventurati
e certe volte verso lacrime amare
al pensiero della spietata carneficina
cui siamo destinati sin dalla nascita.
Povera gente che siamo
l’annientamento devastante è sopra di noi,
in ogni momento lanciati potremmo essere
della morte nel nulla,
ma noi ignari, felicemente ignari,
continuiamo a vivere e a perderci.
Ci danniamo la vita con cose di nessun conto,
sudiamo tutto il giorno inutilmente,
ci odiamo e disprezziamo a vicenda
come animali senza cervello,
ma perché, non siamo forse tutti fratelli
dinanzi all’abisso che ci attende?
Guardiamo allora in faccia,
finalmente,
il vero volto e significato della morte.
Essa ci mostrerà l’estrema
nostra pochezza e vigliaccheria
e ci indirizzerà verso l’annichilazione
di qualsiasi vanità che non sia
la nostra distruzione eterna
e senza scampo.
Nessun commento:
Posta un commento