domenica 9 marzo 2008

Il Sogno del Tempio al Dio Ignoto


tempio3Quanto segue è il resoconto di un misterioso sogno raccontatomi da un mio caro amico. Eccolo:

Davanti a me vidi l’enorme scalinata che portava al Tempio del Dio Ignoto, una scalinata lunghissima di cui non si vedeva la fine. Poche persone erano intente alla scalata e così, vinto dalla curiosità, cominciai anch’io a salire, fermandomi ogni tanto per riprendere fiato.

Dopo circa una buona mezz’ora di intensa e faticosa ascesa, pervenni alfine nella spianata del misterioso Tempio senza alcuna caratteristica che lo facesse rassomigliare ad alcun luogo di preghiera di una qualsiasi religione conosciuta. Il Tempio era colorato tutto di giallo e sopra il portale campeggiava a caratteri cubitali la scritta: “Al Dio Ignoto dei nostri Padri”.

Entrai un po’ impaurito nel mentre che uno strano officiante vestito di paramenti di lino di color viola stava pronunciando una sorta di strana omelia davanti ad una ventina di fedeli vestiti tutti di una tunica nera munita di cappuccio che ne nascondeva quasi completamente la faccia.



Sulle pareti campeggiavano enormi quadri ad olio tutti incentrati nella descrizione pittorica di incomprensibili scene di una sacralità del tutto sconosciuta.

Udii l’officiante affermare: “O Dio Ignoto, noi non ti conosciamo, fà che ti possiamo conoscere; o Dio Ignoto, noi non ti comprendiamo, fà che ti possiamo comprendere; o Dio Ignoto, noi non ti crediamo, fà che ti possiamo credere; o Dio Ignoto, noi non ti amiamo, fà che ti possiamo amare; o Dio Ignoto, noi non sappiamo se tu esisti, fà che possiamo convincerci della tua esistenza…”.


Qui avvenne l’imprevedibile e l’incredibile e fantastico comiziante religioso o pseudo tale discese da una sorta di larga pedana, si avvicinò ai fedeli, fece loro uno strano segno mimico e improvvisamente tutti uscirono dai loro banchi e si misero faccia a terra distesi sul pavimento dell’ampio spazio centrale di quell’insolito Santuario, seguiti subito dall’officiante, anch’egli immediatamente disteso nella stessa posizione davanti a quegli inauditi parrocchiani.

Stettero in quella posizione per diversi lunghissimi minuti, quando un cruccio attraversò la mia mente e così mi feci coraggio e mi avvicinai a quella strana gente. Ne smossi o ne cercai di smuovere il corpo, ne voltai qualcuno per guardarlo in faccia e con mio sommo spavento mi accorsi che erano tutti morti, manichini senz’anima spirati d’un tratto senza una causa comprensibile. Anche l’officiante si era addormentato nel sonno eterno della morte.

Vinto da quella visione, me la diedi a gambe e in quel frangente mi svegliai.

Saluti
Vipom

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