martedì 21 ottobre 2008

Quel bar isolato, abbandonato e boicottato

Quel bar situato in quel cortile fuorimano mi fa un’impressione veramente triste. E’ frequentato da rari avventori e quei pochi che vi si recano sembrano entrarci e uscirci con una certa celerità, quasi che quella solitudine dispiaccia loro e possa portare un ché di superstiziosa scalogna.
L’altro giorno, per cercare di capire quella situazione scabrosa, mi sono recato nel bar e ho interloquito per qualche minuto con i responsabili del locale, persone oneste e degnissime oltre ogni dire.

Ho chiesto subito loro la causa di quella specie di ostracismo che vige sul loro punto di ritrovo, al ché uno di loro, tra l’altro un mio quasi-amico, mi rispose che a lui questa situazione non fa né caldo né freddo, gli basta avere quei pochi sparuti clienti e poi si accontentava di quei pochi spiccioli che riusciva a raggranellare durante la giornata, una risposta umile, dismessa e rassegnata che andava ad avvalorare la dignità ed onestà di cui sopra.

Ma io volli vederci più chiaro e mi recai seduta stante a discutere del problema con diversi individui, parenti, amici e perfino gente che conta.

Tutti furono concordi nel dire che forse era in atto una specie di boicottaggio dovuto proprio all’ubicazione del locale, che sembrava fatto apposta per essere un punto di ritrovo tranquillo e lontano dal tran-tran quotidiano dello stress moderno, una specie di luogo eletto per incontri e scambi culturali, cosa che ovviamente si voleva evitare ad ogni costo.

solitudineAndai a riferire la risposta all’interessato e questi se ne venne con una esclamazione divertita:
“Ah, sarebbe dunque questa la causa!? D’accordo, allora mi attiverò per trasformare il Bar in un centro culturale. Farò di tutto per raggiungere questo scopo!!”

Passarono mesi e passarono anni, il Bar fu chiuso e del Centro Culturale neanche a parlarne.

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